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Domenico Caronti

Blevio, 17/5/1884 - 6/9/1960

Un diario di guerra

Il soldato Domenico Caronti, tra il 23 febbraio e il 30 dicembre 1916 ha tenuto un’agenda in cui ha descritto la sua esperienza al fronte e il ricovero all’ospedale militare di Conegliano. Il testo è stato consegnato all’Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano nel 2006.

17 lunedì, s. Marcellina verg.

È una vita infame. Ho bevuto un po' d'acqua, puzzava di cadavere; in questi monti ne furono sotterrati a centinaia. Il pane, in verità, è migliorato, più abbondante, ma mi sembra insufficiente date le fatiche. Manca l’acqua.

27 giovedì, s. Pantaleone med.
Notte brutta, sempre dolori al ventre; bevo l'olio di ricino. Vado all'osservatorio a prendere la branda che servirà per me. Cannonate tedesche in batteria; una a sei metri da noi. Una scheggia vicino alla testa.

31 lunedì, s. Calimero arciv.
Stanotte al tocco chiamo l'adunata. Un incendio distrusse un capannone dove si ricoveravano 40 uomini con altrettanti muli delle salmerie. I nostri ufficiali corsero sul posto per primi a dirigere i lavori d'isolamento; vicino c'era una capanna con ogni genere di esplosivi fra cui varie qualità di bombe a mano e delle altre per lanciabombe. Nessuna vittima. Continua il mio malessere. Un soldato della centuria accampata sotto di noi si è suicidato. Disgraziato!
Dalle batterie poste dietro di noi fanno fuoco tutti i giorni. Sono ancora indisposto. Fa sempre un caldo enorme. Nella nostra batteria ci sono una ventina d'ammalati; non sono ancora fatti i ripari soldati devono fare i traini per altre batterie.

26 sabato, s. Alessandro mart.
Giornata di sangue per me. Al mattino gli austriaci continuarono a tirare: il tenente fa toeletta in galleria, poi a mezzogiorno porto il desinare al tenente che dirige i traini al Postsabotino. A sera ricevo l'ordine di andare a prenderlo con la carretta perché ha stortato un piede. Vado. Nel ritorno io, due soldati e tre tenenti siamo colpiti da una granata austriaca presso Ham.

9 sabato, s. Gioacchino
A sera vengo portato in sala d'operazione. L'alto ufficiale ha dovuto assentarsi, per cui il capitano F. Vista l'urgenza dell'operazione, senza farmi iniezioni anestetizzanti – cattivo! – mi fece da solo un'abbondante raschiatura dell'osso col xxx. Il dolore che provai non è da dirsi; lo stesso prof. Fabris ebbe a dirmi che sopportai benissimo una delle operazioni più dolorose. A sera la febbre arriva a 39 gradi.

Tutto il materiale pubblicato è tratto da:

Archivio Nazionale