Sette chitarre e un violino: musica barocca e motivi tradizionali europei e brasiliani

Sabato 30 settembre 2017, alle ore 16.00, nella piazzetta della antica chiesa a lago di Blevio, concerto del gruppo musicale giovanile “The Future”.

Programma

1. Fernando Sor (Barcellona,1778 – Parigi,1839)  Introduzione e Variazioni su "Marlbrough s'en va-t-en guerre" op. 28

chitarrista: Nicolò Sala

2. Francisco Tarrega (Vila-real,1852 – Barcellona, 1909) Capriccio Arabo

chitarrista: Sefora Vallarin

3. Heitor Villa-Lobos (Rio de Janeiro,1887 – 1959)   Mazurka - Choro (dalla Suite Popolare Brasiliana, del 1908-12 per chitarra sola ) chitarrista: Chiara Sgualivato

4. European Folk Songs, suite di musiche tradizionali di varie culture europee

trio chitarristico: Dotti, Simonetto, Pozzi

5. Filippo Gragnani (Livorno,1768 – Livorno, 1820) Trio in re maggiore, op12

trio chitarristico: Vallarin, Ottolina, Sala

6. Chiara Sgualivato (voce e chitarra) esegue una sua composizione.

7. Django Reinhardt  (Liberchies, 1910 – Samois-sur-Seine,1953) Minor Swing

duo: Nahuel Lopez (violino), Elisa Simonetto (chitarra)

8. Trad. Milonga Brasileira

(tutti)


Fernando Sor riveste un ruolo di massima importanza nello sviluppo della tecnica chitarristica del XIX secolo, e il suo Méthode de Guitare ha costituito a lungo un punto di riferimento per i maestri dello strumento, insieme ai metodi di illustri contemporanei come Mauro Giuliani e Dionisio Aguado. La tecnica che Sor sviluppò sullo strumento presenta alcuni aspetti decisamente peculiari.  

Le sue idee musicali sono fresche e particolari, l'armonia è abilmente e sorprendentemente variata, con audaci cambi di tonalità e ricche modulazioni nelle sezioni di sviluppo. La struttura è interessante, con gli spostamenti melodici dalla voce alta, alla bassa, all'intermedia, e frequenti aggiunte di accenni contrappuntistici. Lo stile richiama quello di Haydn e Boccherini.

Francisco Tarrega cominciò a studiare pianoforte e composizione al conservatorio di Madrid nel 1864 e molto probabilmente imparò a suonare la chitarra da autodidatta, ma nel 1872 studiò per un breve periodo presso il chitarrista Julián Arcas. Questo fondere lo studio della composizione e del pianoforte alternato all'attività concertistica gli permise di acquisire una notevole padronanza tecnica sullo strumento. Secondo Emilio Pujol con il suo modo di suonare "si era collocato fuori dalla comune condizione dei chitarristi".

È considerato il creatore dei fondamenti tecnici della chitarra classica del XX secolo e ha permesso di sviluppare interesse per la chitarra come strumento da concerto.

Heitor Villa-Lobos cominciò a suonare il violoncello e il clarinetto per poi dedicarsi al sassofono e pianoforte, ma un altro strumento gli darà il successo come compositore e innovatore, la chitarra. I suoi studi musicali (quasi totalmente autodidattici) si basarono sul Clavicembalo ben temperato di Johann Sebastian Bach e sul trattato di composizione di Vincent d'Indy; per quanto riguarda invece lo studio della chitarra, fu da lui approfondito sui vari metodi scritti nell'Ottocento da Ferdinando Carulli, Dionisio Aguado, Fernando Sor e Matteo Carcassi. Prolifico compositore per ogni strumento e formazione, dal duo alla grande orchestra.

Filippo Gragnani nacque in una famiglia di consolidate tradizioni musicali. Suo padre, Antonio, fu un liutaio di discreto prestigio. Venne indirizzato alla musica sin da piccolo, dapprima studiando il violino, poi composizione e contrappunto con il maestro pisano Giulio Maria Lucchesi. Mentre proseguiva i suoi studi, inizialmente incentrati sulla musica sacra, la sua attenzione di strumentista si spostò sulla chitarra; in pochi anni ne apprese la tecnica con grande sicurezza e virtuosismo. Verso la fine del Settecento venne a contatto col maestro e chitarrista Ferdinando Carulli, e ne fu allievo. Intorno al 1807 iniziò a pubblicare le sue prime composizioni. Nel 1810 si trasferì a Parigi, dove Carulli da tempo soggiornava e riscuoteva successi. Le poche notizie biografiche che si hanno di Gragnani tacciono a partire dal 1812.

Quando aveva solo diciotto anni Django Reinhardt, che aveva già iniziato una carriera da apprezzato banjoista, subì un grave incidente. La roulotte di famiglia fu divorata da un incendio; Django riportò gravi ustioni, tanto da perdere l'uso della gamba destra e di parte della mano sinistra (l'anulare e il mignolo, distrutti dal fuoco, furono saldati insieme dalla cicatrizzazione).

Questo incidente era destinato a cambiare la sua vita e la storia stessa della chitarra jazz. Infatti, a causa della menomazione alla mano sinistra, Reinhardt dovette abbandonare il banjo ed iniziare a suonare una chitarra che gli era stata regalata, meno pesante e meno ruvida. Nonostante le dita atrofizzate, o forse proprio grazie a queste, sviluppò una tecnica chitarristica rivoluzionaria e del tutto particolare riuscendo in questo modo a vincere la menomazione ed in breve tempo fu in attività assieme a diverse orchestre che giravano per la Francia. Diventò in breve tempo molto famoso e approdò negli Stati Uniti ove ebbe grande successo. La sua musica, definita Gipsy Jazz o Jazz manouche. ha continuato ad essere eseguita per tutto il corso del secolo scorso ed ancora oggi ha numerosi rappresentanti che proseguono questo filone stilistico in tutto il mondo.