Il Buco del Pertugio nelle descrizioni dei viaggiatori

Viaggiatori e scrittori locali hanno descritto il Buco del Pertugio e le formazioni carsiche vicine a partire dalla seconda metà del Settecento. In particolare: Carlo Amoretti (1785), Emilio Cornalia (1852), Pierambrogio Curti (1872), Emilio Mariani (1896), Zaccaria Pozzoni (1900), Gaetano Ceruti (1927), Carlo Anzini (1945).

Ecco una selezione delle descrizioni più significative:


Carlo_Amoretti

Carlo AmorettiLettera da Urio, 28 agosto 1785

Guidato dal bravo Curato di Brunate salii dalla chiesa di Blevio fino alla vetta del monte. Ve' il Pertugio, mi si dicea, grotta interminata, che passa fino al monte di Brianza. Entriamovi, risposi. Accese le torcie, c'entrammo. Dopo venti passi potemmo alzarci, essendovi una cupola, che ricevea probabilmente le acque da qualche prato superiore mancante di scolo. Dirò in appresso come tali acque quella gotica cupola abbino formato. Proseguimmo di nuovo il viaggio carponi, ma dopo pochi passi, non potemmo continuare il cammino, nemmeno col ventre a terra. Vidimo ad evidenza che un'acqua per quell'interno condotto scorrea; e che i ciottoli, non ancor rotondati però, da essa apportativi, ne aveano si sollevato il fondo. Questa grotta, siccome tutte le altre è nell'ardesia marnosa. La sola cupola è in parte incrostata di una sottile deposizione calcarea ed in parte ivi l'ardesia si scioglie in molle marna. Chi avrà più agio di girar que' monti, troverà probabilmente il piano che l'acque raccoglie, e al pertugio la somministra.

Passammo di là al Prato fondato, ch'è un ampio pozzo in mezzo ad un ripido prato, profondo circa 40 piedi. Vi discesi con una corda nell'indicato modo, per. chè pareami che la caverna continuasse piegando verso tramontana. Continuava difatti; ma i massi cadutivi non ne permetteano l'ingresso; quantunque cose grandi dell'enorme e perigliosa profondità con franchezza mi narrassero que' montanari, che certamente là dentro mai non portarono il piede. Qui pure non altro vidi che strati d’ardesia, e qualche disfacimento, e intonacatura.

Emilio Cornalia

Emilio Cornalia, 1852

Dirimpetto precisamente al Pertugio della Volpe, dall'altro lato del lago , però ad una maggiore altezza , sta un'altra caverna, o per meglio dire un condotto: il Pertugio di Blevio, dal villaggio che alla riva del lago gli corrisponde. E più che una caverna esso si può chiamare un condotto , giacche a me si mostrò come un lungo sotterraneo , orizzontale, che, dall'apertura in fuori, non ha mai un'altezza maggiore d'un braccio e spesso anche minore. Il suolo è tutto coperto di sassi, frammenti non arrotondati della roccia che forma lo speco. — Esso è occupato costantemente da acqua. Mi trascinai dentro per circa 150 metri; ma accostandosi sempre più la volta al pavimento, nò ammettendo più nel suo lume il corpo, mi fu forza retrocedere. Suppongo dalla direzione degli strati che di lì a poco cessi. — L'apertura è rivolta precisamente in senso opposto a quella di Rovenna: guardandosi entrambe l'un l'altra attraverso del lago. — A questo rapporto tra le due aperture e la direzione interna delle grotte si sarebbe trascinati a sospettare che esse in qualche epoca ne formassero una sola. — Nel buco di Blevio non trovai alcun deposito , vana quindi ogni speranza di trovarvi dei fossili.

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Pierambrogio Curti 1872-74

Eccoci a Blevio. E’ paese alpestre che non mette conto di ascendere, da che le belle ville che adornan la sponda ci seducano - meglio; a meno che non vogliate visitar quella che più su è dei signori Bocarmé e che dicono meritevole di vedersi, e la villa e vaghissimo giardino già Comton ed ora spettante al signor F. L. Lattuada, negoziante di Milano; o spingendosi ancora più su, noncuranti delle asprezze del cammino, non vi prenda curiosità di cercare il Pertugio di Blevio, lunga galleria orizzontale alta un braccio al più e occupata dalle acque colatizie della montagna. Se di siffatte naturali cose voi siete amanti, non lasciate allora di volgere la vostra attenzione all’altro speco, o spacco verticale, che da quegli alpigiani vien designato, col nome di Buco del Nasone.

Zaccaria Pozzoni, 1900

Al Buco del Pertugio E, fra nude rocce, un antro orizzontale che s' avvia diritto e bene illuminato per una quindicina di metri, e poi volge a destra, e si fa buio pesto: all'imboccatura la sua altezza è di m. 3.90, e la larghezza media di m. 1.75, poi  restringe, e bisogna andar gobboni. — Riproduce in piccolo la spelonca del Buco del Piombo, il quale, se la vince per ampiezza e per orrida maestà, è vinto per il panorama che al Buco del Pertugio è, senza confronto, più esteso, più vario, più seducente. — C'è uno spillo d'acqua più generoso di quello del Pissarrottino, d'acqua pura fresca salubre vitale, come tutte le innumerevoli fonti delle montagne lariane. Per andare da Brunate al Buco del Pertugio non s'impiega che un'ora e un quarto, e la strada, segnalata con strisce di minio e con indicatori ai bivi, è la seguente : Da Brunate a San Maurizio (vedi pag. 78). Qui si passa davanti alla facciata dell'Oratorio, poi si continua a sinistra per il sentiero che fiancheggia l'Oratorio e la palazzina che gli sta dietro, e monta : e' è un'indicatore con la scritta Colma Bassa. S'arriva a una prima sella, dov' è una rete metallica, e si continua con lo stesso sentiero : s'arriva a una seconda sella, dov' è un indicatore per S. Tomaso, e qui si prende il sentiero a sinistra che va a tagliare orizzontalmente la base della vetta del monte : s'arriva a una terza sella dove c'è un casotto di pietra più largo che alto. Siamo alla sella denominata Colma Bassa. Qui s' incrociano diversi sentieri : noi per andare al buco del pertugio dobbiamo seguire il sentiero a sinistra, carreggiabile, che discende, e via sempre con esso : dopo quindici minuti si arriva alla meta.  

La vista corre su Cernobbio che è di fronte, sul Mendrisiotto, sul Bisbino... ma se n' è già tanto parlato che il Lettore ne ha perfetta conoscenza, e sarebbe veramente cosa uggiosa il riparlarne. Dirò invece qualche cosa sulle nostre grotte. Le grotte, grandi e piccole, sia verticali come orizzontali, abbondano piìi di quello che comunemente si sappia in questi dintorni. Alcune sono conosciute, perchè durante il dominio austriaco vi furono nascoste le armi da quel governo proibite ; altre sono note, perchè furono covo di banditi e di ladroni; non poche vanno sulla bocca del popolo per leggende di maghi, di streghe, di avventure. Grotte classiche per stalagmiti e stalattiti se ne hanno; ma non sono praticabili, dovendosi usare per discendervi e corde e scale e fanali: mancano le grotte dove con certezza si possa affermare che vi abitasse l'uomo preistorico. Forse si troveranno col tempo, che la maggior parte sono ancora da esplorare (…). È buon consiglio quello di mettersi in tasca qualche fiammifero, poiché la scatolina potrebbe cadere nell’acqua, e la fiamma essere spenta dal vento : lo dico perchè non sarebbe il primo caso.